Dalla storia millenaria alle criticità moderne.
Origini e diffusione.
Il cipero (Cyperus spp), appartenente alla famiglia delle Cyperacee, è una pianta acquatica conosciuta fin dall’Antico Egitto, oltre 4000 anni fa.
La specie più diffusa, il Cyperus esculentus o zigolo dolce, è apprezzata per i suoi tuberi commestibili. Pianta rustica e resistente, cresce nelle regioni a climi temperati e umidi, solitamente non superando i 50 cm e – in alcuni casi – raggiungendo al massimo un metro di altezza.
Tra coltivazione e infestazione.
Diffusa a livello mondiale, la pianta si trova facilmente in terreni sabbiosi e paludosi, ma riesce a colonizzare anche suoli pesanti come quelli argillosi, diventando invasiva in molte regioni.
Se in Italia il cipero è considerato un infestante, in Spagna – soprattutto nella zona di Valencia – viene coltivato per produrre la celebre “horchata de chufa” (orzata di cipero o zigolo dolce), bevanda tipica locale dal gusto rinfrescante ottenuta dai suoi tuberi con l’aggiunta di acqua e zucchero.
Morfologia e moltiplicazione.
Il cipero è una pianta perenne con foglie basali intere e radici rizomatose che generano tuberi dal gusto dolce (da qui il nome italiano di zigolo dolce). Questi, a temperature superiori ai 20°C, riescono a dare inizio ai rizomi che in prossimità del suolo ispessiscono dando forma ai bulbi basali, da cui nascono germogli e rizomi – oltre che a bulbi basali secondari – andando a creare centinaia di piante indipendenti in una solo annata.
I tubercoli si sviluppano fino a 15 cm di profondità, ma possono raggiungere anche i 50 cm, rendendo la loro eradicazione complessa. La moltiplicazione avviene quasi esclusivamente dai tubercoli da cui si sviluppano i germogli primari, e a loro volta dai tubercoli che generano i germogli secondari; in questo modo, partendo da un solo tubercolo, in un paio di anni si riescono a diffondere migliaia di nuove piante capaci di infestare un intero appezzamento di terreno.
Ma la moltiplicazione può avvenire anche attraverso i semi: la fioritura si verifica nei mesi estivi e dalla diffusione dell’infiorescenza i semi possono germinare; le plantule nate dai semi sono poi ancor più resistenti di quelle nate da tubercoli.
Impatto sulla coltura della patata.
Il cipero rappresenta una minaccia concreta per la pataticoltura. Oltre a competere con la coltura per luce e nutrienti disponibili, i suoi rizomi possono perforare i tuberi di patata e insediarsi all’interno dei tubercoli fino a solidificarsi, compromettendo così la qualità della patata.
Questo ne rende difficile la commercializzazione sia per il consumo fresco sia per l’uso industriale, dove la porzione danneggiata dai rizomi non può essere facilmente separata.
Prevenzione e buone pratiche.
Poiché il principale modo di diffusione passiva del cipero consiste nel trasporto accidentale di terra contenente tubercoli, attraverso le attrezzature agricole da un campo infetto ad uno pulito, per ridurne l’impatto è fondamentale mantenere puliti i mezzi e limitare la coltivazione di specie a tubero nei campi infestati.
Solo così si può contenere una pianta che, pur affascinante per la sua storia e i suoi usi, rappresenta una sfida per la filiera della patata.